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Caffè a Trieste, storia di una tradizione unica in Italia

Caffè a Trieste, storia di una tradizione unica in Italia

La combinazione tra lo sviluppo di torrefazioni note in tutto il mondo e la passione culturale per il caffè ha trasformato Trieste in una piccola capitale mitteleuropea di questa amatissima bevanda; non stupisce, quindi, che i suoi cittadini abbiano elaborato anche delle “regole” originali per ordinare il caffè al bar: a Trieste, infatti, l’espresso è un “nero”, mentre il macchiato un “capo”.

Immergiamoci ora nella storia del rapporto tra questa città e il caffè, tra locali storici e piccole tradizioni…

Caffè a Trieste, una storia lunga secoli

La storia del caffè in Europa è passata attraverso rotte differenti e ben lontane dalla città di Trieste: da una parte, infatti, furono inaugurate le prime Botteghe del Caffè a Venezia già nel 1600, dall’altra, invece, fu lo scontro con i Turchi a far scoprire questa preziosa bevanda ai viennesi, prima, e a tutto l’impero austroungarico poi.

Furono proprio i contatti con Vienna a facilitare l’introduzione del commercio del caffè anche nel porto di Trieste, a partire dal XVIII secolo; fu però solo nell’Ottocento che a Trieste si sviluppò l’industria legata al caffè, in seguito all’inaugurazione della ferrovia, nel 1857, e di Porto Vecchio, una struttura sempre più ampia e adatta ad accogliere un flusso commerciale marittimo in crescita.

Contemporaneamente, si sviluppò anche l’industria cittadina del caffè: basti pensare che, alla fine del secolo, si potevano contare 66 centri di importazione del caffè, 10 torrefazioni e 98 botteghe di caffè.

I caffè storici per gli intellettuali

All’inizio del Novecento, poi, i caffè cittadini divennero luoghi di aggregazione e crescita culturale. 

Italo Svevo, Umberto Saba, James Joyce, Franz Kafka sono solo alcuni dei molti intellettuali che vivevano e frequentavano Trieste, facendo tappa fissa nei vari Caffè Tommaseo, Caffè degli Specchi, Antico Caffè Torinese e Caffè San Marco. Senza dimenticare il “Caffè Tergeste” a cui Saba dedicò anche una poesia:

Caffè Tergeste, ai tuoi tavoli bianchi
ripete l’ubbriaco il suo delirio;
ed io ci scrivo i miei più allegri canti.

Caffè di ladri, di baldracche covo,
io soffersi ai tuoi tavoli il martirio,
lo soffersi a formarmi un cuore nuovo.

Pensavo: Quando bene avrò goduto
la morte, il nulla che in lei mi predico,
che mi ripagherà d’esser vissuto?

Di vantarmi magnanimo non oso;
ma, se il nascere è un fallo, io al mio nemico
sarei, per maggior colpa, più pietoso.

Caffè di plebe, dove un dì celavo
la mia faccia, con gioia oggi ti guardo.
E tu concili l’italo e lo slavo,

a tarda notte, lungo il tuo biliardo.
(da La serena disperazione 1913-1915,
ora in Antologia del Canzoniere, Torino, Einaudi, 1987, p.61)

Tra le animate discussioni e lo spazio intimo per la scrittura, si poteva sorseggiare anche un buon caffè.

E il fascino dei caffè triestini per gli intellettuali continua ancora oggi: Claudio Magris, per esempio, scrive ne I luoghi del disincanto: “il caffè è l’unico luogo in cui si può veramente scrivere: si è soli, con carta e penna e tutt’al più i due o tre libri di cui si ha bisogno in quel momento abbandonati a se stessi e costretti a far conto soltanto su se stessi, a raccogliere le proprie energie e dosarle con misura; il tavolino su cui si poggia il foglio diviene la tavola di un naufrago, cui ci si aggrappa, mentre la familiare armonia che ci circonda si svuota, diviene l’incerta cavità del mondo, nel quale la scrittura si addentra, perplessa e ostinata.”

Tradizioni e riti: come ordinare il caffè a Trieste

Il fortissimo legame della città con il caffè si evidenzia anche nel lessico. Nel resto della regione Friuli Venezia Giulia si ordina un “nero” al bancone del bar e viene servito un bicchiere di vino rosso; a Trieste, invece, il “nero” è il primo passo per ordinare correttamente il caffè: infatti, a questa richiesta, vi verrà servito un semplice espresso in tazzina.

Per chi lo volesse in vetro?

ìNessun problema, è sufficiente chiedere un “Nero in B”. Stesso discorso per il “deca” e “deca in B” per chi lo preferisce decaffeinato.

I problemi potrebbero ripresentarsi per chi desidera un caffè macchiato che, a Trieste, è rigorosamente un “capo” oppure, al massimo, un “capo in b”, sempre per chi preferisce il vetro.

Ancor più confusione genera il fatto che qualsiasi triestino DOC ordina un “caffelatte” se desidera un semplice cappuccino, mentre è molto amato e richiesto il “goccia”, ovvero un caffè con una goccia di schiuma di latte.

Conoscevate questo gergo locale?

Ora siete pronti per una visita nella bella Trieste!

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